giovedì 9 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... non perde due nuovi appuntamenti al TEATRO OFFICINA!

Annunciamo con piacere l'apertura della Stagione 2010-11, segnalandovi due appuntamenti con ingresso gratuito da non perdere:
Domenica 19 settembre alle 10.15 presso il Piccolo Teatro - Chiostro di via Rovello, 2 una mattinata dedicata alla Milano che cambia, da città industriale a metropoli multietnica. Con la proiezione di "Antonio Bozzetti. Milano, la vita e il sogno" (video sull'indimenticabile cuntastorie milanese che ha legato la sua vita artistica a quella del Teatro Officina) e, a seguire, il concerto dal vivo dell' Orchestra di Via Padova. (In calce la nota informativa).
Lunedì 11 ottobre alle 21 al Teatro Officina, via S. Erlembaldo, 2 Moni Ovadia e Massimo de Vita daranno voce, con una lettura interpretativa, ai personaggi de "L'armeno di rue de la Paix", testo di Sabrina Dionisio Rossi sul genocidio del popolo armeno.

Domenica 19 settembre 2010

CHIOSTRO DI VIA ROVELLO 2

PICCOLO TEATRO DI MILANO

Ore 10.15 – Proiezione di “Antonio Bozzetti. Milano, la vita e il sogno”

Regia di Antonio Grazioli – durata 45 min.

A cura del Teatro Officina di Milano.

Ore 11 – Concerto dell’Orchestra di via Padova

Organizzato dal Piccolo Teatro di Milano

Ingresso libero (fino ad esaurimento posti)

“Via Padova, angolo Via Rovello”

Come tutti i milanesi sanno (anche quelli di fresca immigrazione), la via Padova è certo molto lunga, ma non così lunga da arrivare fino al centro di Milano. Si ferma a Loreto. Eppure, per un giorno, ci piace pensare che questo incontro tra la periferia e il centro, tra due diverse anime della città, sia possibile. E così, grazie a questo appuntamento voluto dal Piccolo Teatro, scopriamo che via Padova davvero “fa angolo” con via Rovello: dove l’Orchestra di Via Padova e il Teatro Officina ci portano a conoscere la strada più cosmopolita di Milano, della cui vitalità artistica sono entrambe espressione.

La mattinata si articola in due momenti che tracciano la parabola dei cambiamenti accaduti in via Padova: si parte dai racconti sulle case di ringhiera restituiti attraverso un video dal “cuntastorie milanese” Antonio Bozzetti, per giungere ai suoni e ai canti della popolazione multietnica che ora abita quelle stesse case, artisticamente elaborati dall’Orchestra di via Padova.

Antonio Bozzetti, un ricordo

Antonio Bozzetti (1924-2009) è stato forse uno degli ultimi autentici "cuntastorie" milanesi. In quest'uomo era custodito un intero patrimonio di racconti popolari sulla Milano fra le due guerre, sulla vita nelle case di ringhiera, sulla scuola negli anni '30, sui mestieri scomparsi. Il racconto sgorga dalla sua bocca con la felicità che la lingua milanese sa conferire alla cultura popolare, di cui Bozzetti è stato insieme autentico figlio e autorevole testimone.

Nel video, andando ben oltre gli utili e opportuni aspetti documentaristici – traluce infatti lo spessore umano, culturale e persino spirituale di questo “uomo semplice, semplicissimo”, come lui stesso amava definirsi. Ed è proprio attraverso la convergenza di queste due spinte – la documentazione storica e la testimonianza umana – che il film diviene un viatico per chi desidera inoltrarsi in un mondo, quello della vecchia Milano, che è ormai scomparso fisicamente ma che continua – proprio attraverso l’integrità di figure come Bozzetti – a chiamarci, ad interrogarci. Bozzetti narra e non c’è nessun folclore. Semmai c’è sobrietà di vita, trasparenza etica, una visione della cultura (e del teatro) come servizio reso alla propria communitas.

Anche di questo, infatti, sorprendentemente narra: di come ha costruito un centro anziani, un coordinamento di assistenza domiciliare, un coro popolare. E di come, affiancandosi ad una realtà professionale anomala – ma perfetta per lui – come il Teatro Officina, si è fatto letteralmente attraversare dalle vite di altri, restituendone ogni volta racconti lucidi e coinvolgenti: fossero quelli dei contadini, degli operai di Sesto Marelli o dei profughi e immigrati stranieri venuti ad abitare la sua amata città.

Biografia

Antonio Bozzetti nasce a Milano il 28 aprile del 1924 in una casa di ringhiera affacciata sul viale Monza, fra Turro e Gorla. Primo di sei fratelli, cresce in una famiglia di umili origini, in cui respira un forte senso della dignità personale e dell’onestà morale.

Terminati gli studi elementari, dopo un’esperienza “a bottega” da un droghiere, entra come operaio alla Magnaghi. Qui, durante la Resistenza – cui prese parte attivamente – Bozzetti entra a far parte della cellula antifascista di fabbrica, che si distinguerà per importanti azioni di sabotaggio, di sciopero e di propaganda antifascista. Sposato e padre di due figli, negli anni ‘60 fa l’edicolante in Piazzale Istria, a Milano. Dal 1987 collabora stabilmente con il Teatro Officina di Milano, per il quale è attore e narratore in moltissimi spettacoli, rappresentati nei luoghi più diversi: dai cortili alle cascine, dalle case di ringhiera alle fabbriche, alle Università, fino al Teatro dal Verme e al Piccolo Teatro. E’ stato coprotagonista, accanto al suo “fratello di spirito” Massimo de Vita , in quasi tutti gli spettacoli del Teatro Officina: da “Una voce per i Vangeli” a “Cuore di fabbrica”, da “Terra di memorie” al testo sul suo amato Padre David Maria Turoldo.

Antonio Bozzetti, figlio di questa città e in questa città scomparso nel febbraio 2009, è stato forse il più alto testimone del modo di operare sul territorio praticato dal Teatro Officina.

Orchestra di Via Padova – nota informativa

Via Padova è quel luogo dove tutto succede e tutto si dimentica in fretta... per sopravvivenza. Tutti passano con la loro storia, i loro ritmi, i loro colori; ma senza fermarsi. L'Orchestra è nata con la voglia di lasciare un segno in questo luogo, un segno diverso che vuole essere una sorta di diritto di cittadinanza a chi, per esprimersi, è costretto a vagare in continuazione. E' composta da musicisti professionisti italiani e stranieri che, per i motivi più diversi, hanno attraversato la zona compresa tra via Padova e viale Monza. Alcuni sono riusciti a fare il proprio lavoro in Italia, altri sono costretti a fare mestieri diversi per potersi mantenere. Ma nessuno ha perso il proprio bagaglio culturale e professionale.

Per informazioni:

Teatro Officina

Tel. 02.2553200

info@teatroofficina.it

www.teatroofficina.it

Piccolo Teatro

info@piccoloteatro.org

mercoledì 8 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... non perde We love Lelio: omaggio a Lelio Luttazzi!

MERCOLEDI 29 SETTEMBRE 2010

Alla FNAC di Napoli

WE LOVE LELIO! Omaggio a Lelio Luttazzi

Un tributo ad uno dei protagonisti più amati della musica e dello spettacolo

italiano, scomparso lo scorso luglio: a rendere omaggio a Luttazzi saranno

il pianoforte e la voce di LORENZO HENGELLER

L'eleganza, il talento al servizio dell'entertainment, l'urlo gentile di "hit parade!", l'amore per il pianoforte e per il jazz americano, la RAI degli anni d'oro, i duetti con Mina o Raffaella Carrà, la sua Trieste: a LELIO LUTTAZZI, autentico 'signore' dello spettacolo e della scena musicale italiana, il mediastore FNAC di Napoli dedica un pomeriggio di racconti e performance d'autore, intitolato WE LOVE LELIO!

MERCOLEDI 29 SETTEMBRE 2010 (ore 18.00) sul palco del forum FNAC, il pianoforte e la voce di Lorenzo Hengeller renderanno omaggio a Luttazzi e alla sua musica, nel segno di quell'ideale percorso musicale intrapreso dal cantautore napoletano con i suoi due ultimi album, Il Giovanotto Matto e Canzoniere Minimo Leggero, entrambi su etichetta Polosud Records.

Nel corso di WE LOVE LELIO!, Hengeller eseguirà alcuni tra i brani-chiave della carriera di Lelio Luttazzi, da Legata ad uno scoglio a Canto anche se sono stonato, da Il giovanotto matto a Nostalgia per la musica, da L’unica donna a El can de Trieste

Nato da un'idea del produttore Ninni Pascale e dello stesso Hengeller (www.lorenzohengeller.it), il pomeriggio dedicato al musicista triestino scomparso lo scorso luglio vedrà la presenza del giornalista Michelangelo Iossa.

Napoletano, già Premio Carosone 2007, Lorenzo Hengeller vanta un’ampia carriera-live e una discografia estremamente interessante: risale al 2004 il suo primo album: Parlami Mariú... ma non d'amore!, inevitabilmente dedicato ad autori come Neri, Bixio e De Sica e che spinge Stefano Bollani ad affermare che “Lorenzo rivitalizza le canzoni dell’epoca di sua/nostra nonna con un occhio affettuoso e l’altro ironico, senza indulgere in quella retorica che purtroppo é il tratto distintivo di quasi tutti quelli che si avvicinano al passato della musica leggera italiana”.

Nel 2006 pubblica l’album Il giovanotto matto (Polosud Records | distribuzione Lucky Planets), un lavoro dalla calda matrice swing che rende omaggio a Lelio Lutazzi, appunto, ma anche a Gorni Kramer e Renato Carosone. Da segnalare sono i suoi live dagli studi RAI di via Asiago nel programma “La stanza della musica” di Radio3 Suite e l’esibizione negli studi romani di Canale 5 per il talk-show Buon Pomeriggio con Maurizio Costanzo. Nello stesso anno, Hengeller è ospite del programma-cult Viva Radio2 con Fiorello e Marco Baldini a Via Asiago (Roma) insieme all’attrice Luciana Littizzetto.

Nel 2010 la Polosud Records pubblica Canzoniere Minimo Leggero, recentissimo capitolo discografico firmato dal pianista napoletano: al disco hanno collaborato - tra gli altri - Stefano Bollani e Gianluca Guidi. Quindici canzoni che descrivono, con sagace ironia, personaggi e situazioni con la vitalità leggera e colta del jazz e l’ispirazione di Carosone, Kramer, Quartetto Cetra e – naturalmente – di Lelio Luttazzi!

MERCOLEDÍ 29 SETTEMBRE 2010 - ORE 18:00

"WE LOVE LELIO!"

OMAGGIO A LELIO LUTTAZZI

FNAC, VIA LUCA GIORDANO 59, NAPOLI

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Absence', il nuovo cd dei Fughu

Rileggevo "L'ultimo capodanno" di Ammaniti e, pensando alle tragedie di quel San Silvestro così pulp, scopro che nella stessa notte è successa anche una cosa molto meno sanguinosa e ben più piacevole: la nascita dei Fughu. Validissima band argentina, i Fughu sono stati concepiti proprio il 31 dicembre 1998, a 5 minuti dal consueto tintinnare di calici e vociare di auguri...

Dopo un'assidua militanza, l'assestamento della line-up e la crescita grazie a palchi e studio, il quintetto di Saavedra pubblica il suo disco d'esordio "Absence", galvanizzato dalla partecipazione come opener ad un concerto argentino dei Dream Theater. Proprio Portnoy e soci sono il principale riferimento per la giovane band, capace in un solo album di passare in rassegna l'evoluzione dei Dream Theater e del movimento prog metal, mostrandone pregi (dinamiche impeccabili, atmosfere mutevoli, ritmiche grintose e aperture sinfoniche, ottima tenuta di gruppo) e difetti (un costante appiattimento nell'ispirazione, l'attenzione al virtuosismo più che all'efficacia espressiva, la staticità).

Indubbiamente pezzi del calibro di "Ashes", "Tilt" e "Get me inside" sono un biglietto da visita formidabile: l'heavy prog dei Fughu è sfaccettato, metallico ma anche fusion-oriented, l'insieme colpisce e il guitar-playing di Ariel Bellizio è il grande protagonista, ad es. in "Storm", probabilmente il pezzo che combina meglio un'idea prog e uno sviluppo melodico. "Dead end start" richiama i Fates Warning 'tecno-futuristi' di "Disconnected", "Pain" i Queensryche e l'ottima "Red V" i Rush più sinfonici.

Buon disco di debutto per una formazione preparata, impeccabile interprete del progressive metal: l'opera è ovviamente ancora impersonale ma è a gruppi come questo che si può puntare per una possibile prosecuzione del genere.

http://www.fughuweb.com.ar

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3266)

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'L'altra metà del cielo', il nuovo cd di Michele Pachera

Michele Pachera aveva un desiderio: fondere i due generi musicali da lui più amati, ovvero progressive-rock e jazz, e pubblicare un disco con questo esperimento. "L'altra metà del cielo" è il coronamento di questo sogno: l'incontro tra le due aree musicali ha come elemento comune la libertà e la fluidità delle atmosfere, e Pachera già dalla "Ouverture" mostra il suo peculiare approccio compositivo.

Immaginate una miscela con l'art-rock alla maniera del primo Steve Hackett, il clima sornione e morbido degli Hatfield And The North, il rock romantico di Genesis e Orme, la dimensione rilassata e sofisticata di certe produzioni GRP. Pachera elabora arrangiamenti intriganti che dosano per bene il chitarrismo tipico del rock sinfonico con abbellimenti di tastiere e un vibrafono che rimanda più a Gary Burton che ai Gentle Giant, ad un Marc Wagnon meno funambolico e più essenziale.

La collaborazione con il bassista Ivano Cordioli e il chitarrista Luca Venturi rende il progetto qualcosa di meno freddo di una one-man band, anche se si intuisce quanto il trio abbia ancora bisogno di amalgamare e lavorare per ottenere il giusto feeling. Il delicato piglio rock di "Annamaria", la fusion-prog di "La parte migliore", le dinamiche cangianti di "Rinaldo" e della title-track sono tra i momenti più interessanti di questo lavoro, in attesa di un passo ulteriore, sperando che sia messo a fuoco con maggiore determinazione.

http://www.myspace.com/michelepachera

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3265)

martedì 7 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Summer Sessions Vol. 1-3', il nuovo cd dei Causa Sui

Stavolta l'hanno fatta grossa. Saranno state le ottime recensioni di Mojo e Rolling Stone o la dichiarata ammirazione di un guru come Julian Cope a lanciare l'estro e l'ispirazione dei Causa Sui. Dopo due album felicemente accolti dalla stampa internazionale, la band danese si è chiusa in studio e ha dato libero sfogo all'improvvisazione: sono nate così le "Summer Sessions", sedute di registrazione concepite all'insegna della massima libertà esecutiva. Non è un caso che il quintetto guidato da Jonas Munk abbia pian piano estromesso il canto per aprire lo spazio sonoro alla sola musica, ma c'è di più. Invece di offrire all'ascoltatore il risultato immediato e diretto, sotto la dichiarata influenza del celebre cut 'n' paste di Teo Macero per il Miles Davis elettrico, i Causa Sui hanno poi realizzato un imponente lavoro di postproduzione, assemblando le migliori tracce di questo lungo periodo.

Due anni di continua registrazione in studio, editata su vinile in tiratura limitata: eccezionale il responso delle vendite, con l'immediato esaurimento delle copie e la successiva pubblicazione su cd. Triplo: un'alluvione di suoni psichedelici come non si ascoltava dagli anni '60 e '70, con tre ore di musica che sfida la catalogazione in generi. Il motorik ossessivo dei Neu e la morbida insistenza degli ultimi Can, l'estasi cosmica dei primi Pink Floyd e il ruggente space rock degli Hawkwind: questi i riferimenti principali per la band che ovviamente, supportata da un'etichetta stonerofila come la Elektrohasch, non lesina sature bordate hendrixiane (vedi l'overdose di wah wah in "Rip tide").

Brani come "Visions of summer", la suite "Manifestation of summer", "Portixeddu" e "Tropic of Capricorn" mostrano il convincente eclettismo del gruppo, capace di spaziare con disinvoltura tra riffoni hard, crescendo progressive, liquida psichedelia, rock-jazz fluido e rilassato, omaggi al patrimonio kraut. Una sorprendente concezione della composizione estemporanea, incentrata sulle chitarre ma con uno spazio significativo alle tastiere e anche - in momenti particolarmente accesi e nervosi, alla King Crimson - al sassofono.

Monolitico e poderoso volume di tecnica post-psichedelica, "Summer Sessions" è tra le migliori uscite del 2010.

http://www.causasui.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3264)

giovedì 2 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'The fine line between', il nuovo cd dei Soundgeist

Metal progressive dalla Grecia: direttamente dalla MP Records di Vannuccio Zanella arrivano i Soundgeist, autori di questo album d'esordio impeccabile ma, come capita nel 90% dei casi, prevedibile e impersonale. Peccato perchè il quintetto sfodera un sound preciso, un metal progressivo spostato un po' di più sul secondo versante - alla maniera dei Dream Theater di "Images and words" - ma anacronistico.

Il gruppo è nato nel 2004, si è stabilizzato nel 2006 e ha impiegato tre anni per arrivare al debutto, con in testa ben chiara la sua idea heavy-prog. L'opener "New millennium Babylon" e "Death kiss" chiariscono subito le idee sull'approccio dei Soundgeist: brani compositi che si articolano in diverse sezioni, incentrate comunque sulla vocalità esuberante - ma fin troppo "LaBrieiana" - di Dimitris Skourtis, un cuore metallico ben avvolto da atmosfere dal sapore floydiano e tastiere altisonanti.

Anche se imperfetto, il tocco teatrale e lunatico di "Narrow" è credibile, le due parti di "Insanity", pur altalenanti tra eccessiva durezza e chiari stereotipi, mostrano un sincero spirito progressivo. Se fosse uscito qualche anno fa, "The fine line between" avrebbe catturato l'interesse degli irriducibili metal progsters, ma oggi mostra fin troppe crepe: un esordio ben confezionato ma povero nei contenuti.

http://www.soundgeist.gr

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3263)

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'No Man's Land', il cd di Victor Peraino's Kingdom Come

E' il 1970, anno cardine per lo sviluppo del rock progressivo dopo il boom del 1969, anno in cui uno dei gruppi pionieri, i Crazy World of Arthur Brown, pone fine alla propria storia. Carl Palmer e Vincent Crane sono negli Atomic Rooster, Sean Nicholas nei Khan, Arthur Brown fonda i Kingdom Come. Nella band c'è un valente tastierista americano di nome Victor Peraino: è un ex batterista, ma una sequenza di visioni dovute alla massiccia assunzione di LSD cambia le prospettive del musicista, che sceglie una nuova via, quella di manipolazione del suono.

Non è un caso che nei KC la presenza di sintetizzatori, VCS3 e la prima drum machine (chiamata "Ace Bentley"...) sia dovuta proprio al ruolo di Peraino. Dopo l'ultimo lp "Journey" del 1973, il progetto si scioglie e Victor prosegue per suo conto, trattenendo però il nome KC. Tornato in USA, Victor - originario di Detroit e attivo nel giro della Motor City con John Sinclair, leader delle White Panther - pubblica in tiratura ultralimitata (solo 100 copie) il suo album "No man's land". E' un disco del 1975 passato praticamente inosservato, tornato oggi su cd grazie alla Black Widow: è l'occasione per riascoltare Peraino all'opera con la sua band, in un lp di 8 pezzi di art-rock eclettico e visionario, incentrato ovviamente sulle tastiere, sia il mellotron che avvolge l'intero sound del gruppo, sia i synths in puro stile space rock.

"Demon of love" risente molto di certo glam e hard di metà decennio (gli ultimi Deep Purple ad esempio, Bowie), la poderosa "Empires of steel" fonde Uriah Heep e Jethro Tull e si stacca dal resto del lavoro, più legato a certo rock decadente. "Sun sets sail" e "Tru" mostrano un sagace uso del mellotron, "Garden of death" è in linea con la miscela psycho-prog di Brown e soci.

Come tanti artisti della sua generazione, Peraino rimase dapprima travolto dal punk e dalla new wave, ma poi guardò con curiosità a quel movimento, adeguandosi e usando proprio i suoi strumenti con un nuovo linguaggio. E' con interesse che ascoltiamo anche l'EP pubblicato nel 1981 con il titolo "We're next": quattro pezzi (compresa una travolgente cover di "Fire") in bilico tra funk, pop-rock, elettronica e stranezze alla Devo e Defunkt, con un sound per certi versi corrispondente a quanto all'epoca faceva il nostro LeoNero.

Un artista da scoprire e riscoprire, per comprendere meglio i rapporti tra prog e psichedelia e alcuni passaggi nell'epoca della decadenza del classic rock.

http://www.myspace.com/victorperainokingdomcome

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3262)

mercoledì 1 settembre 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'The Addiction', il nuovo cd degli Sciarada

Michele Nicoli e Matteo Sorio sono due vecchie conoscenze dell'ambiente post rock italiano: Canadians, Haai Op Die Aas, Corsico sono i nomi di alcuni progetti che li hanno visti operativi. Dal 2005 il duo veronese si è unito per il progetto Sciarada, che ha visto l'entrata di Marco Tuppo dei Nema Niko e l'ingresso nella scuderia Lizard.

Dopo un album d'esordio autoprodotto nel 2005, il rinnovato trio pubblica questo "The Addiction": un lavoro che punta a mostrare integralmente obiettivi, pulsioni, dinamiche e aspettative del progetto. Che immediatamente trasporta l'ascoltatore in un panorama lontano, oscuro, teutonico: "Devon PTU" riallaccia un legame con l'elettronica tedesca dei tempi di "Zeit" e "Phaedra", "Odessa" e "Addiction" con certo minimalismo alla Cluster.

Differente il mood di "Senica star", acustico e floydiano, l'incanto cosmico di "N.V.", "I" che riporta alla luce frammenti di Labradford e certo post-rock, la perla di "Baratio", un maliardo flusso di coscienza sonoro. Anche se l'apporto di Tuppo - e di altri tre collaboratori - è evidente, si fatica a trovare in "The addiction" un plus in termini di originalità, e il disco a volte risulta fiacco e privo di una personalità forte. Tuttavia, se il suo intento è quello di suggerire, evocare e lumeggiare, allora l'obiettivo è raggiunto.

http://www.myspace.com/sciarada01

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3261)

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Nei giardini di Babilonia', il nuovo cd dei Quintessenza

Pensando al grande lascito del rock progressivo italiano, al patrimonio compositivo e sonoro che i protagonisti di quel movimento hanno lasciato alle generazioni successive, non si può non restare avvinti dal fascino che il prog degli anni d'oro ha sprigionato. E' un passaggio obbligato per chi suona un certo tipo di musica, per chi concepisce il rock come strumento di comunicazione ed evoluzione, non solo disimpegno e levità. Ne sanno qualcosa i Quintessenza, che arrivano al loro disco più ambizioso puntando proprio ad un progetto di alto profilo progressivo.

"Nei giardini di Babilonia" è il risultato di anni di lavoro e fatica, sicuramente un punto d'arrivo ma anche di ripartenza. Il disco della band toscana non cancella i due lp precedenti ma li rielabora alla luce di un obiettivo preciso: la realizzazione di un'opera rock. Una dolorosa separazione, il protagonista sofferente di fronte allo specchio e alla sua anima, la visione del futuro e di un immediato viaggio: da questo spunto parte un plot dai contenuti oscuri e criptici, scritto dal vocalist Diego Ribechini ed espresso con un heavy prog altisonante e poderoso. E' un esoterico percorso di redenzione che i Quintessenza mettono in scena, una parabola che parte dal dolore e si conclude con la rinascita (metafora tipica di ogni opera rock dai tempi di "Tommy", "The Lamb" e "The wall").

Dalle prime atmosfere della title-track e "Nuovi rami" emerge l'approccio tipico della band, ovvero un prog rock a tinte assai hard, ideale via di mezzo tra Dream Theater e Banco, Fates Warning e PFM, articolato e arricchito dal flauto, al tempo stesso debitore di certi sviluppi tipici del metal. L'ossessiva "Viscere" descrive efficacemente un clima infernale e fa da contraltare alla malinconia di "Volo d'argento", dall'intensità quasi floydiana; "Riflesso" è un perfetto e "definitivo" esempio di incontro tra metal e prog, "La fine del viaggio" è un sorprendente e camaleontico hard prog.

Il terzo disco della band pisana è una valida conferma, la definizione di una personalità e di una formula, il risultato di un lavoro accurato e passionale. Certo non mancano i momenti retorici e prevedibili, ma l'impianto complessivo e il risultato generale meritano molta attenzione.

http://www.myspace.com/quintessenza

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3260)

Chi va con lo Zoppo... non perde Pietro Condorelli al Jazz'è in terrazza

GIOVEDÌ 2 SETTEMBRE 2010

Sulle terrazze del Grand Hotel Parco dei Principi di Sorrento (NA)

appuntamento-live con PIETRO CONDORELLI TRIO

a conclusione della rassegna dell’estate 2010

JAZZ’è IN TERRAZZA…E NON SOLO

Si conclude l’estate 2010 e con lei anche la manifestazione JAZZ’é IN TERRAZZA…E NON SOLO, rassegna – curata dall’Associazione Culturale JAZZ’È e diretta da Carmine Maresca – che ha visto alternarsi numerosi musicisti, jazz-band e performers italiani e stranieri, e che ha toccato i luoghi più suggestivi della penisola sorrentina.

GIOVEDI 2 SETTEMBRE 2010 (dalle ore 21.15) la terrazza del Grand Hotel ‘Parco dei Principi’ di Sorrento (Penisola Sorrentina – NA) ospiterà l’ultimo e imperdibile jazz-concert della rassegna, con il PIETRO CONDORELLI TRIO.

Nato a Milano ma di origini casertane, Pietro Condorelli è protagonista di una vivacissima attività concertistica e professionale sia in Italia che all’estero. Ha collaborato con importanti esponenti del jazz internazionale come Lee Konitz, Paolo Fresu, Franco Cerri, Giulio Capiozzo, Jimmy Wood, Fabrizio Bosso, segnalandosi come uno dei migliori chitarristi jazz italiani.

Nel 1997 ha vinto il referendum della critica “Top jazz” (Musica Jazz) come miglior nuovo talento. Oltre alla carriera musicale ha al suo attivo un’intensa attività didattica, oltre ad aver svolto attività di interprete e coadiuvatore ai seminari di Mike Stern, Mick Goodrik e Jim Hall.

Tra gli album pubblicati, da ricordare Guitar Style Journey (1996), On my browser (1998), Quasimodo (2000) e Easy (2005).

Per l’intero periodo di JAZZ IN TERRAZZA…E NON SOLO, il Cafè Latino di Sorrento, inoltre,

ospita una mostra dal titolo BUCNIC IN JAZZ a cura del Maestro Nicola Bucci (www.nicolabucci.com).

UFFICIO STAMPA

Michelangelo Iossa

MFL comunicazione

info _ 338.8545610

www.mflcomunicazione.it

michelangelo@mflcomunicazione.it

martedì 31 agosto 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Earth is a cruel master', il nuovo cd di Marc Wagnon

Marc Wagnon è uno dei musicisti degli ultimi 20 anni più attivi in quella sorta di "bolla temporale e stilistica" che unisce jazz, rock, musica colta e retaggi progressive. Come un Dennis Rea per la Moonjune, come un Bernard Falaise per la Cuneiform, Wagnon porta avanti con la Buckyball un discorso legato alle possibili implicazioni sperimentali del jazz-rock di frontiera, sviluppando con i Tunnels quanto lanciato dai Brand X.

Per questo suo terzo album, il vibrafonista/percussionista/tastierista di origine svizzera ha coinvolto due bassisti (elettrico Leo Traversa, acustico Danny Stone) e il chitarrista Van Manakas: il risultato è un nu-jazz di ampie e ariose atmosfere, dalla falcata elegante e dalla zampata elettrica dimessa ma , quando arriva, assai significativa. Il segreto di Wagnon è il mood rilassato e signorile: brani velati di blues come "Embarquement" e "Selective memories" o il defilato funk di "Dark matters" non avrebbero mai visto la luce nei Tunnels.

Il ruolo di Wagnon è decisivo: vibrafono, tastiere e un drumming perentorio vivacizzano il post-jazz davisiano di "Osiris pre-science" e addirittura la bossanova futuribile di "Eye of the skies: a farewell". Un gradevole disco di jazz contemporaneo, per certi versi prevedibile ma affrontato da un team di musicisti eclettici, curiosi e aperti ad ogni area espressiva.

http://www.buckyballmusic.com


(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3259)

lunedì 30 agosto 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta '1/1', il nuovo cd dei Mind Portal

Vengono da Voronezh e sono nati nel 2009: una band alquanto giovane quella dei Mind Portal, ma con le idee estremamente chiare. "1/1" è un formidabile album di heavy-prog-fusion, tanto mirato all'impatto, alla sorpresa nelle soluzioni strumentali, al groove e al vertiginoso virtuosismo individuale, quando prevedibile e già sentito.

"Roller coaster" apre l'album con una dichiarazione d'intenti ben precisa: tema d'assalto diretto da chitarre e tastiere, percorsi ritmici serrati, la band che si insinua in cunicoli strumentali per emergerne maestosa e altisonante. I riferimenti sono i consueti, comuni a band italiane simili come Aphelion e Utopia o tedesche come Trigon: Liquid Tension Experiment, Planet X, Tribal Tech, Gordian Knot, Aghora e molti altri.

La matrice è decisamente chitarristica: Grigory Kurnosov spadroneggia nell'intero album e conferma il suo talento nella chiusura di "Dedication". Certo il quartetto russo ha una poderosa tenuta d'insieme e riesce ad alternare con maestria temi, tempi, atmosfere e colori differenti, come dimostrano "Natural disaster" e "In pursuit of a black pearl", che giocano su un nucleo heavy rock ben quadrato, e il grintoso sviluppo di "Fast food".

Un esordio piacevole, che i fanatici del progressive a tinte hard e fusion gradiranno non poco, ma nel quale si fatica a trovare idee nuove.

http://www.mindportal.ru

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3258)

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Sacrifice', il nuovo cd dei Passover

Andate sul retro: quel "file under Jewish Folk Prog" la dice lunga. Potranno piacere o meno, ma i Passover sono unici nel loro genere: il terzo lavoro della band triestina valorizza il percorso cominciato qualche anno fa e passato attraverso due dischi all'insegna del matrimonio tra rock e Klezmer. D'altronde la mente del gruppo è Davide Casali: clarinettista e compositore capace di esprimersi con disinvoltura sia in campo rock che colto, Casali è anche il direttore artistico di Erev Laila, una delle principali manifestazioni internazionali dedicate alla cultura yiddish e alla musica klezmer, di cui egli è tra i massimi rappresentanti in Italia.

Se con l'Original Klezmer Ensemble Davide ha manifestato tutto il suo bagaglio di conoscenza e appartenenza ad una cultura così importante, con il progetto Passover punta all'incontro con il rock. L'obiettivo è fondere suoni e atmosfere ebraiche con gli amati Pink Floyd: dopo due album ancora incerti ma indicativi di un'idea, "Sacrifice" definisce correttamente la proposta dei Passover, a cavallo tra canzone progressive (in stile Orme per intenderci), divagazioni cosmico-floydiane e melodie devozionali, ben interpretate dalla voce di Ellen Garfield.

La title-track e "The rise" sono un ottimo manifesto dei rinnovati Passover: la matrice floydiana è stemperata in una composizione che conserva ancora lo spazio per excursus dal sapore psichedelico ma valorizza la mutevolezza delle atmosfere anche grazie alle spumeggianti combinazioni clarinetto-tastiere. L'album rivela una dimensione sacrale che emerge sia da "The knife" e "Self Salvation" che dalla seconda parte del cd, completamente dedicata alla rivisitazione di brani tradizionali e di pezzi come "Adama" di Ofra Haza.

Da considerare un disco di ripartenza e al tempo stesso di presentazione, "Sacrifice" conferma la personalità del gruppo di Davide Casali, anomalo e per questo molto interessante.

http://www.myspace.com/musicaliberapassover

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3257)

Chi va con lo Zoppo... rende omaggio allo Struppolo!


Il percorso della Pro Loco di San Salvatore Telesino, costruito dal nuovo Presidente e dal Consiglio direttivo dopo le elezioni dello scorso dicembre, sta prendendo forma, costruendo una vera e propria “agenzia di promozione turistica” del nostro territorio. La “festa dello Struppolo” che sarà realizzata tra il 3 e il 5 settembre 2010 seguirà il solco che già è stato tracciato con la “Festa della Musica” del 20 e 27 giugno scorso e le diverse iniziative di collaborazione con altre associazioni messe a punto in questi mesi.

“La Festa” celebrerà non soltanto questo prodotto tipico sansalvatorese ma tutto ciò che da sempre arricchisce le nostre tavole, seguendo un rigoroso itinerario di filiera. Accanto allo struppolo troveremo i nostri ortaggi, i tradizionali prodotti caseari, la grande qualità delle carni dei nostri allevamenti che da secoli forniscono anche la materia prima per la realizzazione dei diversi derivati che da sempre arricchiscono le nostre tavole e rendono piacevole e gustosa la nostra alimentazione. Tutto questo sarà proposto ai visitatori seguendo i dettami della “Filiera Corta”, ma sarebbe meglio dire “Cortissima” poiché saranno proprio gli allevatori, i casari, gli ortolani a fornire ed a garantire la denominazione d’origine dei prodotti che saranno proposti ai palati di tutti coloro (speriamo tanti!) che parteciperanno alle serate dedicate a questo “brutto” ma “buono” che è il nostro struppolo.

Tutti i prodotti gastronomici che saranno prodotti nel corso delle 3 serate verranno realizzati con ingredienti della nostra terra, dalle uova all’olio, dal latte agli ortaggi al vino, insomma, cercheremo di mettere in pratica ciò che da tempo Legambiente e Slow Food ci invitano a mettere in atto se vogliamo salvaguardare la nostra salute, anche le stoviglie che saranno utilizzate saranno ad impatto ambientale equivalente a “Zero”. Un’altra importante novità della festa di quest’anno è una rinnovata dislocazione degli stand all’interno del centro storico, ai quali si uniranno centri d’informazione curati dalla Pro Loco che insieme ad alcuni bravi musicisti, cercheranno di rendere più agevole e piacevole la permanenza nella nostra cittadina.

ufficio stampa Domenico Tescione d_tescione@libero.it
informazioni info@prolocosansalvatoretelesino.it

PRO LOCO SAN SALVATORE TELESINO
via Plebiscito
82030 San Salvatore Telesino (BN)
Tel. 0824.948144
www.prolocosansalvatoretelesino.it


domenica 29 agosto 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Iperico', il nuovo demo-cd degli Iperico

Vengono da Pordenone e si presentano con un demo-cd di quattro brani: sono gli Iperico, giovane band che interpreta il patrimonio storico progressive con un'indole frizzante e poco incline alla retorica. Il riferimento più immediato va al rock-jazz dell'epoca d'oro, nella "vulgata" proveniente da Canterbury ma anche nelle possibili direzioni offerte da King Crimson e Yes di metà anni '70, con odori e sapori tutti zeppeliniani.

"Crabs" ad esempio mette subito in mostra un temperamento dinamico, con una buona iniezione funky, mentre "In the box" riecheggia il groove dei primi, nevrotici King Crimson. La riuscita "Now, here, nowhere" ricorda molto i Floating state: la band friulana ha in comune con l'ottima band pugliese l'eclettismo e la capacità di spaziare tra vari generi e atmosfere, valorizzando bene la componente ritmica e il ruolo del sax, spesso decisivo. Purtroppo la voce è l'elemento debole, ad esempio nella lunga "Road to the lighthouse", che si apre a intermezzi psichedelici e accentua l'atmosfera Seventies. Dai brani live presenti nel disco emerge invece tutt'altro vigore, in una dimensione non lontana dall'energia debordante dei Mars Volta.

Una promettente rock band italiana che deve solo sistemare alcuni elementi e migliorare la prestazione d'insieme: la partenza è stata convincente.

http://www.myspace.com/iperico

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3256)

venerdì 27 agosto 2010

Chi va con lo Zoppo... non perde gli Hard Dogs a Villa Fondi

DOMENICA 29 AGOSTO 2010

Sul palco di VILLA FONDI a PIANO DI SORRENTO (NA)

ultimo appuntamento-live di agosto con le rock-covers degli

HARD DOGS

Si conclude il mese di agosto in musica per Villa Fondi: a chiudere gli appuntamenti-live

del mese sarà la band sorrentina guidata da Alfonso Bruno

Si concludono gli appuntamenti-live di agosto 2010 firmati VILLA FONDI, gioiello architettonico di Piano di Sorrento (NA) ed elegante music-club diretto da Nello Russo, già alla guida del Marianiello Jazz Caffé di Piano di Sorrento.

In occasione della chiusura dei concerti estivi, VILLA FONDI ospiterà – DOMENICA 29 AGOSTO 2010 (dalle ore 22.30) – la musica degli HARD DOGS, cover-band nata e cresciuta proprio nella penisola sorrentina.

La band è costituita da musicisti che hanno alle spalle un’ampia esperienza-live; il leader della formazione, ALFONSO ‘FOFO’ BRUNO (chitarra e voce) ha fatto parte di band supporter di concerti come quello dei Motorpsycho e dei Cure, ed ha partecipato al progetto musicale Song for Ulan del musicista Pietro de Cristofaro; gli altri componenti della band sono LAURA CELENTANO (voce), RUDY ESPOSITO (basso), e FLORO PAPPALARDO (batteria).

Le loro influenze musicali spaziano dagli Iron Maiden ai Deep Purple, dai Black Sabbath ad Ozzy Osbourne, dai Beatles ai Jefferson Airplane sino ai Pink Floyd, ai Rainbow, agli Who e a Neil Young.

VILLA FONDI

Via Ripa di Cassano

Piano di Sorrento (NA)

Infoline _ 081.8786283

www.villafondi.info

UFFICIO STAMPA

Michelangelo Iossa

MFL comunicazione

info _ 338.8545610

www.mflcomunicazione.it

michelangelo@mflcomunicazione.it


giovedì 26 agosto 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'Legacy', il nuovo cd degli Hypnos 69

Dopo sei anni di assenza, gli eroi dell'art-rock psichedelico belga tornano con un ottimo album. A differenza di molti colleghi d'etichetta, la dimensione acida degli Hypnos 69 non è molto legata agli anni '90, all'invasione stoner/doom e alla visione space dei Monster Magnet. Il quartetto tenta infatti una propria interpretazione: si avvicina all'acid rock dei primi Pink Floyd, al rock cosmico degli Hawkwind, all'eredità dei primi, nervosi e poetici al contempo, King Crimson. Non è un caso che la band sia tra le poche, se non l'unica nel genere, a sfruttare tastiere (sia analogiche che digitali) e fiati.

"Legacy" è un lavoro dai forti riferimenti esoterici: si sprecano i richiami all'ermetismo e all'alchimia, perfetti in un contesto sonoro misterioso, magmatico e oscuro. Non più legate a ritmi, colori e dinamiche stoner, "Requiem (for a dying Creed") e la colossale "The great work", le due suite che aprono e chiudono l'album, non dispiaceranno affatto ai prog lovers: per la mutevolezza delle atmosfere, la ricercatezza delle soluzioni strumentali (l'uso del mellotron e del sax, le belle combinazioni chitarristiche), l'affrancarsi dal riff ossessivo in favore dell'improvvisazione e della varietà cromatica.

Gli altri brani seguono il modello protocrimsoniano (sax e chitarre lancinanti nel tema di "An aerial architect", ad es.), "My journey to the stars" e "Jerusalem" si staccano dall'hard per avvicinarsi ad una psichedelia onirica, "The empty hourglass" alterna bordate hard e rilassate divagazioni rock-jazz. Certo il disco non ha dalla sua parte la leggerezza e la sintesi: nonostante certe scelte sorprendenti, risulta spesso prolisso e impersonale.

Un quinto album piacevole ed espressivo: psichedelia progressiva per una band eclettica e tutta da scoprire.

http://www.myspace.com/hypnos69


(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3255)

mercoledì 25 agosto 2010

Chi va con lo Zoppo... ascolta 'War Years', il nuovo cd-live dei Trettioariga Kriget

"War years". Anni di guerra quei '70, di rottura con tradizioni, morali, costumi, abitudini; anni di grande creatività e di ispirazione, colta nella crescita internazionale di un movimento giovanile che dopo il '68 ha rinnovato tutti gli aspetti culturali e artistici. La vecchia Europa si rianimava dopo la guerra e il boom economico, cogliendo inquietudini e aspettative giovanili, interpretandole con nuove progettualità musicali. Questo non accadeva solo in Inghilterra ma in ogni Stato: il rock progressivo è diventato così la colonna sonora dell'interpretazione nazionale del rock angloamericano, dall'Italia alla Francia, dalla Germania all'intera Scandinavia.

Se ne rende conto perfettamente Olle Thornvall nelle liner-notes di questo "War Years", ennesima uscita dei rinati e nuovamente attivi Trettioariga Kriget. Il paroliere della formidabile prog band svedese individua nell'alba degli anni '70 un momento storico irripetibile: in Svezia il "Progg" si esprimeva con la sua personalità e con formazioni come i TK. "War years" è un ottimo doppio live-album, che abbraccia passato e presente in un ponte storico-musicale: il primo dischetto raccoglie i migliori brani del gruppo dagli inizi alle ultime propaggini dell'esperienza anni '80. Una parabola compositiva e sonora mutevole ma legata ai cambiamenti dello stesso art-rock: un brano del 1974 come "Perpektiv" e i tempi più concisi e immediati della coppia "Mot alla odds" e "Daliga never" (1979) lo dimostrano ampiamente, con il passaggio da un rock ampio, aperto e intriso di riferimenti classici, jazz e psichedelici, ad una forma più scattante e immediata.

Altrettanto importante è il dischetto dedicato al presente: dalla reunion i TK hanno dato poco spazio alla nostalgia, preferendo materiale inedito di buon livello, presentato dal vivo in occasioni importanti. Una di queste fu il ProgDay del 2004 in North Carolina, con un felice concerto pubblicato con un buon audio e una freschezza forse assente in tante riunioni simili. I TK recenti puntano al sodo e all'essenziale, anche live, con chitarre al centro e grande rock: le efficaci "Lang historia" e "Mina lojen" (prog-rock di ieri e oggi unito in una positiva comunanza stilistica), l'assolo blueseggiante di "Ur djupen", il rock-jazz fulminante di "Dagspress" ma anche il classicone "Krigssang", presente anche nel cd del passato e utile per fare un paragone.

Un ottimo live per conoscere i Trettioariga Kriget, band che merita ampie scoperte e riscoperte.

http://www.trettioarigakriget.com

(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3254)

Chi va con lo Zoppo... non perde Virginia Sorrentino Quartet a Jazz'è in terrazza

GIOVEDÌ 26 AGOSTO 2010

Sulle terrazze del Grand Hotel Parco dei Principi di Sorrento (NA)

Tributo alla ‘divina’ Sarah Vaughan con

VIRGINIA SORRENTINO QUARTET

per JAZZ’è IN TERRAZZA…E NON SOLO

Un omaggio alla ‘divina’ Sarah Vaughan, a vent’anni dalla scomparsa della leggendaria cantante-jazz statunitense, per la rassegna-live JAZZ’é IN TERRAZZA…E NON SOLO, curata dall’Associazione Culturale JAZZ’È e diretta da Carmine Maresca.

GIOVEDI 26 AGOSTO 2010 (dalle ore 21.15) la terrazza del Grand Hotel ‘Parco dei Principi’ di Sorrento (Penisola Sorrentina – NA) ospiterà un imperdibile jazz-concert con il VIRGINIA SORRENTINO QUARTET in Tribute to Sarah.

Il progetto musicale che la Sorrentino porterà in scena vuole rendere omaggio alla “Divina”, ripercorrendo le tappe della carriera dell’inimitabile Sarah Vaughan, in un’irresistibile altalena tra ritmi frenetici dello swing o del be-bop più accattivante e le atmosfere vellutate delle ballads più suadenti.

Ad affiancare la vocalist saranno Marco de Tilla al contrabbasso, Flavio Guidotti al pianoforte e Elio Coppola alla batteria.

Nata in provincia di Milano e cresciuta a Salerno, Virginia Sorrentino ha iniziato la sua carriera in ambito musicale nell’area campana: sensibile e trascinante, intensa e leggera nello stesso tempo, riesce a colorare in modo del tutto personale i generi musicali più diversi. Numerose le sue partecipazioni a manifestazioni musicali, da Umbria Jazz al Copenhagen Jazz Festival, ma anche alle selezioni del Festival di San Remo, a tanti programmi televisivi e a moltissimi musical.

Per l’intero periodo di JAZZ IN TERRAZZA…E NON SOLO, il Cafè Latino di Sorrento, inoltre, ospiterà una mostra dal titolo

BUCNIC IN JAZZ a cura del Maestro Nicola Bucci (www.nicolabucci.com).


JAZZ’è IN TERRAZZA…E NON SOLO

TUTTI I GIOVEDì E VENERDì

FINO AL 2 SETTEMBRE 2010

in PENISOLA SORRENTINA

UFFICIO STAMPA

Michelangelo Iossa

MFL comunicazione

info _ 338.8545610

www.mflcomunicazione.it

michelangelo@mflcomunicazione.it